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“Uno scrittore privo di talento non può evolvere verso uno stile letterario di qualche merito. Non credo che si possa insegnare a scrivere a chi già non possiede talento letterario.
Solo in quest’ultimo caso, un giovane autore può essere aiutato a trovare se stesso, a liberare il proprio linguaggio dai clichè, ad eliminare le goffagini, ad abituarsi a cercare con risoluta pazienza la parola giusta, la sola che potrà trasmettere con la  massima precisione l’esatta sfumatura e intensità del suo pensiero”. (V. Nabokov).

Quando incontro Mauro Ragosta, versatile scrittore leccese, in un’amena giornata primaverile sembra di conversare con un amico di vecchia data, forse perché non esiste nulla di artefatto in lui, nel suo sguardo vivace e nei suoi modi gentili. Ne nasce così una piacevole conversazione in cui mi racconta della sua passione per la scrittura, della concezione totale della stessa attività tutt’altro semplice e spontanea, che richiede al contrario, studio e ponderazione, mentre sfoglio attentamente il suo ultimo libro, Dove va l’economia leccese?, finemente rilegato, racchiuso in 64 pagine ed edito da L’officina delle Parole.
Questo è un “agile manuale per giovani giornalisti e politici, imprenditori, pubblici dirigenti, per giovani universitari e laureati, per tutti coloro ai quali interessano le sorti economiche del territorio di Lecce e Provincia”, come detto in quarta di copertina, dove sono accuratamente analizzati i più importanti e specifici settori dell’economia leccese, (agricoltura, industria, edilizia, commercio, turismo), in modo facilmente accessibile anche ai “non addetti ai lavori!”

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Mauro, dove va l’economia leccese, parafrasando il titolo del suo saggio?

“L’economia leccese nell’ultimo ventennio, ha mostrato precise tendenze, in quanto da un assetto prevalentemente monotematico è passato verso un contesto decisamente articolato, puntiforme, con punte d’eccellenza  in tutti i settori e sviluppi  verso comparti estremamente voluti che invece, non si riscontrano per l’intero contesto pugliese e forse meridionale. Alludo alle attività dell’arte e dello spettacolo, manifestazione più evoluta di una economia, che nella provincia di Lecce pare configurarsi in forma distrettuale”.

Continua a leggere l’intervista di Mariagrazia Toscano all’autore sul Corriere Salentino

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In occasione del Primo Festival della Cultura, tenutosi a Galatina, Otranto Oggi ha intervistato l’autore Mauro Ragosta, il quale ci presenta il suo ultimo libro Dove va l’economia leccese, edito da “L’officina delle parole”.

Leggete l’intero articolo pubblicato da Otranto Oggi

Fresco di stampa, “Di palo in frasca” di Fulvio Farachi è l’ultimo libro edito da L’Officina delle Parole, nella collana Tu non conosci il sud. Il titolo è tutto un programma: una serie di considerazioni a proposito di tanti aspetti della vita quotidiana, di tanti problemipiù o meno grandi che spesso, per mancanza di tempo o per pigrizia o semplicemente perché abituati a subire passivamente, neanche consideriamo più.

Originale già nella sua veste grafica, ben curata e innovativa, il libro propone un modo simpatico e stravagante di affrontare i problemi e di proporre soluzioni. Il testo di Farachi è a metà tra un blog cartaceo e un diario, tra una chiacchiera al bar e un autentico manifesto del vivere civile.
Chiacchierando con l’autore, estroverso e singolare proprio come ci aspettavamo dall’autore di un libro sui generis, ci siamo ritrovati anche noi a saltare di palo in frasca e a condividere una convinzione splendidamente riassunta da Goethe nella celeberrima frase: “Niente è più terribile di un’ignoranza attiva”

Diciamo che, tra il serio e il faceto, tra una conversazione e una riflessione, “Di palo in Frasca” è anche un programma di educazione civica.

Sì, si va dall’educazione alla spazzatura alla circolazione: quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni. Discuto delle cose e dei servizi di cui usufruisco, o dei quali dovrei usufruire, dalle istituzioni: appena si esce di casa si nota qualcosa che non va. In dialetto si dice “alli pietruddhri ‘ttuppamu” ma a volte sono pietrone grosse e lo si può dire anche per le strade: fisicamente ci son le buche. Mentre si parla delle cose che danno fastidio, c’è l’intercalare che potrebbe produrre un sorriso per non essere tanto tristi. Quindi, di palo in frasca, si discute di una cosa seria poi tutto a un tratto si racconta una barzelletta oppure si fa sorridere con una fotografia o uno schizzo o un’idea che è venuta in mente e la si butta lì.

Continua a leggere l’intervista all’autore di Roberto Martalò pubblicata sul Corriere Salentino il 15 febbraio 2011.

Il Caffè Letterario Mimose e L’Officina delle Parole Edizioni, il 14 ottobre c.m., hanno spento la prima candelina per festeggiare un’anno d’intensa attività culturale  svolta con il Longue Bar Manhattan di Lecce ed inaugurato l’inizio del nuovo con lo slogan “Elogio della Cultura”.

Insieme ai soci, hanno partecipato invitati affezionati e simpatizzanti del Caffè Letterario ed estimatori della poesia. La serata si è conclusa con una gradita degustazione proposta dalla raffinata cucina del Bar Manhattan.

Per l’occasione nell’invitante sala di Via Salandra, è stato presentato tra rime e note delicate,  il libro di poesie Monsieur L’Alchimiste di Mauro Ragosta ed oltre all’autore, sono intervenute le versatili,  Ilaria Coluccia  (Ballerina), Elisabetta Opasich (Voce Dicitoria) e Pompea Vergaro (Giornalista), che ha presentato magistralmente la serata.

Mauro Ragosta è nato il 27 novembre del 1959 a Lecce, dove vive e lavora. Sino al 2002, si è interessato di storia industriale ed economia aziendale. In tali discipline, ha pubblicato numerosi saggi ed articoli nonché la monografia “L’industria leccese, cento trenta anni di storia 1861 – 1991”. Tra i vari riconoscimenti per il suo impegno rientra anche il premio “Nuovo Mezzogiorno”. Egli dal 2003, sperimenta gli scenari narrativi, pubblicando “Aromi” (2004), “La poetica vista dal basso” (2005), “Il rigattiere” (2006), “Lettere” (2007), “A spasso per Lecce” (2008), “Caleidoscopio (2009), “Giorgia” (2010) e Monsieur L’Alchimiste (2010).

“Non troverai la pietra filosofale finchè non sarai perfetto”. Grillet  de Givry.

Le poesie  che Ragosta scrive, nascono come espressione libera di sentimenti e stati d’animo, essendo la nostra esistenza costellata  da momenti tragici in cui si crede di perdersi e non ritrovarsi, altri in cui si rinasce nuovamente, riscoprendo ciò che i nostri occhi non riuscivano a vedere in profondità.

L’amore è la tematica prevalente, la ricerca di risposte personali, il rifuggire da quello che si teme ed il desiderio di quello a cui si anela, il tutto vissuto intensamente e le sue rime sono stanze, specchi, della sua anima particolarmente sensibile, frammenti di vita che ci offre, come gemme preziose.

La parola dell’autore, come goccia di vita, respira nei versi intensi e netti, batte sulle linee d’inchiostro sottile, danza tra le trame e le storie di fugaci attimi, incisi indelebilmente sull’epidermide dell’anima.

La lirica che apre la raccolta, s’intitola “Ancora” e descrive perfettamente la poetica dominante dell’amore per la donna, mentre, “Io, Renato”, dedicata al padre deceduto, sullo stile del poeta americano Edgar Lee Masters, autore dell’antologia di Spoon River, la chiude.

Continua a leggere l’intervista all’autore di Mariagrazia Toscano, pubblicata sul Corriere Salentino il 22 ottobre 2010.